
BY: Dr.ssa Fabiana Fratello
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La moda: una risorsa o un limite?
La moda, o costume, nasce solo in parte per la necessità di coprirsi. Fin dai tempi più antichi, l’abito assunse anche precise funzioni sociali, allo scopo di definire i ruoli, le mansioni e le classi sociali di appartenenza di ciascuno. Ad esempio, nel Settecento in Francia si affermò l’uso delle parrucche, che divennero indispensabili e caratterizzanti dell’abbigliamento dei nobili.Ancora oggi l’abito svolge numerose funzioni sociali. Nelle popolazioni tribali, come i Masai e i Turkana, popoli Keniani, gli individui vengono divisi in classi di età e ad ogni età corrisponde un costume caratteristico assegnato dopo una cerimonia che ne decreta l’inizio. In questo modo ogni appartenente alla società può comunicare, senza possibilità di fraintendimenti, la sua classe di età e lo status sociale. Il popolo Himba, che vive nella Namibia settentrionale, fin dalla tenera età adorna il corpo e cinge il collo con grosse collane, ma solo dopo la nascita del primo figlio, le donne possono adornare il petto con una conchiglia proveniente dalle coste dell’Angola (ohumba), inequivocabile segno della propria fertilità.
Nelle società occidentali non abbiamo segni estetici specifici per indicare la classe di età a cui apparteniamo, ma il modo di vestire è ugualmente importante per la comunicazione. Quante volte ad un primo appuntamento o per un colloquio di lavoro ci siamo chiesti: ”cosa indosso?” E quante volte ci siamo detti:” oggi mi vesto di nero…rispecchia il mio umore..!”. L’aspetto esteriore è il nostro primo biglietto da visita. Con l’abbigliamento e con la cura del corpo possiamo comunicare aspetti del nostro carattere o dissimularne degli altri. Il detto “l’abito non fa il monaco” sta a significare proprio la possibilità di dissimulare aspetti della nostra personalità per inventarne o sottolinearne altri.
La comunicazione non verbale riveste un ruolo fondamentale nella nostra vita sociale e il modo di presentarsi e di vestirsi certamente è il primo aspetto con il quale comunichiamo qualcosa di noi. Un abbigliamento trasgressivo può significare lo sprezzo delle regole o la voglia di ribellione, un abbigliamento classico che si è più legati alle tradizioni e uno trasandato comunica un millantato o reale disinteresse per l’estetica.
Prima della rivoluzione francese i sarti confezionavano abiti su misura disegnati e voluti dal committente, è dal XIX secolo che i sarti diventano stilisti, cioè confezionano degli abiti in base alla loro creatività. Dal quel momento in poi, il rapporto tra sarto e cliente si capovolse e quest’ultimo indossava abiti non più ideati da lui ma dallo stilista. Potremmo chiederci, a questo punto, come si concilia l’espressione della nostra personalità attraverso lo stile personale e l’essere sempre alla moda seguendo l’estro degli stilisti. Certamente ciascuno di noi interpreta e sceglie tra quello che la moda ci propone, ma possiamo aggiungere che al bisogno dell’uomo di sentirsi apprezzato e ammirato nella propria originalità, si aggiunge quello di sentirsi accettato e parte di un gruppo. Questo bisogno si esprime soprattutto nell’adolescenza, una fascia d’età durante la quale il progressivo distacco dalla famiglia rende necessario il sentirsi parte di un gruppo esterno ad essa. L’appartenenza al gruppo può esprimersi attraverso il modo di vestire e la scelta comune degli ornamenti. Alcune gang degli Stati Uniti si spingono fino a farsi tatuare il simbolo dell’appartenenza al gruppo per dimostrare fedeltà incondizionata in cambio di affiliazione e protezione. Gli adolescenti tendono ad uniformarsi anche nel modo di vestire per sentirsi parte del gruppo, se si vestissero in modo troppo differente comunicherebbero al primo sguardo la loro “estraneità”. Con l’ingresso nella vita adulta questo bisogno di appartenenza va scemando e negli individui cresce il bisogno e il desiderio affermare la propria identità, di differenziarsi dagli altri e di sentirsi unici. La moda allora diventa un modo per sentirsi belli e affascinanti e per comunicare lo status sociale. Infatti, nonostante gli abiti firmati siano diventati più accessibili alle tasche di tutti, certamente un orologio costoso o un abito di alta moda comunicano l’appartenenza ad uno status sociale elevato.
Ma allora seguire la moda ci rende più belli e affascinanti o tutti uguali? In altre parole è una risorsa o un limite? Credo che sia possibile trovare un compromesso ed esprimere la propria personalità interpretando la moda dei grandi stilisti per sentirsi sempre affascinanti e a proprio agio.